Bari: sold out per Omar Pedrini e Alessio Boni, tra rock, parole ed emozioni


Uno è nato sulla sponda bresciana del Lago d’Iseo, l’altro su quella bergamasca. Uno tifa Brescia, il cuore dell’altro è nerazzurro, come i colori dell’Atalanta. Uno è nato nel 1966, l’altro nel ’67: sono Alessio Boni e Omar Pedrini, che nello spettacolo “66/67”, che prende il nome proprio dai loro anni di nascita, ripercorrono la storia del rock e delle canzoni che hanno segnato il panorama della musica mondiale, in parole e in note, interpretando i testi tradotti in italiano e proponendoli dal vivo accompagnati da una straordinaria band.

Una storia di amicizia e di “scambio di sogni”, visto che Pedrini, arrivato al successo con i Timoria, da piccolo voleva fare l’attore, mentre Alessio Boni, re del teatro e di fiction amatissime dal pubblico (l’abbiamo visto fino a pochi giorni fa nel ruolo di Fausto Morra, protagonista della serie Rai “La strada di casa”), aveva il desiderio di fare la rockstar. E ieri sera sul palco del Teatro Palazzo di Bari, di rock se n’è visto tanto, grazie all’interpretazione di brani che fanno venire i brividi già solo leggendone i titoli. Da “Blowin’ in the wind” di Bob Dylan a “The Sound of Silence” di Simon e Garfunkel, da “Redemption song” di Bob Marley a “Walk on the wild side” di Lou Reed, con incursioni anche in tempi più recenti, tra Oasis e The Smiths: il repertorio proposto nello spettacolo è ben selezionato, con un’equilibrata alternanza tra energia ed emozioni. Pedrini e Boni, che interpreta testi scritti da lui e da Nina Verdelli, sul palco sono accompagnati da Stefano Malchiodi alla batteria, Larry Mancini al basso e Carlo Poddighe alle tastiere, e il pubblico del teatro (completamente sold out) ascolta rapito questa “lezione di rock”, gustando anche qualche aneddoto, dal motivo per cui “Wonderwall” si chiama in quel modo, a Paul Simon che aveva l’abitudine di scrivere canzoni restando al buio nel bagno di casa.

Non è mancato un “momento nostalgia” per gli appassionati dei Timoria, con un’intensa performance di “Sole spento”, magistralmente spiegata e interpretata da Alessio Boni come inno alla libertà dalla prigione fisica, ma anche da quella dell’anima, e cantata da Omar Pedrini, dal momento che segnò l’inizio del suo percorso come voce della band. Qualche lacrima di emozione tra il pubblico su “Wish you were here” dei Pink Floyd, tra le migliori esecuzioni della serata, gran finale tutto nostrano con “Io non mi sento italiano” di Giorgio Gaber, maestro del teatro-canzone, perfetta sintesi tra le due personalità sul palco. Bis sulle note del trasformista David Bowie con “Heroes”, con i 700 del pubblico tutti in piedi a ballare.

Un esperimento teatral-musicale davvero riuscito, che sta portando fortuna ai due interpreti, capaci di inscenare un connubio tra parole e note interessante, innovativo, senza sfociare nell’asettico didascalismo. Un plauso a due talenti diversi ma entrambi di ottimo livello, coinvolgenti, con un particolare legame con la città di Bari, la prima a chiamare a suonare i Timoria fuori dalla loro Lombardia. Uno spettacolo da vedere, per la scelta e l’interpretazione delle canzoni, per andare via con qualche informazione nuova su brani che hanno fatto la storia, per gustare l’eclettismo e il coraggio di due talenti nostrani, che dobbiamo tenerci stretti.