«Che belli i cinema pieni»: Checco Zalone rianima le sale baresi


«Ho visto cose che voi umani…». Il mitico monologo di «Blade Runner» è in tema e calza a pennello alle scene che hanno accompagnato i primi giorni di proiezione di Tolo Tolo. «Ho visto entrare nelle sale persone col respiratore, anziani con le stampelle che si reggevano su figli e nipoti, bebè e novantenni, insomma, gente che solo Checco Zalone riesce a trascinare al cinema».

Giuseppe Albano, direttore del multisale Showville di Mungivacca, ha negli occhi le code al botteghino iniziate stappando lo spumante la notte di Capodanno e che proseguono anche se l’Epifania si è portata via il periodo festivo. La festa, però, continua per i gestori delle sale cinematografiche. L’ultima fatica di Luca Medici sta stracciando record su record. Preceduto da un’indovinata campagna di marketing impostata sul trailer-canzoncina che ha disorientato e fatto discutere, al suo esordio il film ha infranto ogni record di incassi. Solo nei primi cinque giorni di programmazione ha sfiorato i 30 milioni di euro. E ha costretto agli straordinari gran parte dei cinema italiani. Un fenomeno che non poteva non riguardare le sale di Bari e provincia, dove Zalone è profeta in patria.

Proiezioni che si sono moltiplicate in maniera esponenziale, lunghe file di giorno fino a notte. Una manna «caduta dalle nubi» per gli operatori del settore, salutata dal comune auspicio che l’effetto trascinamento di Tolo Tolo continui a dispiegare i suoi benefici effetti. Giuseppe Albano teme però che solo Zalone riesca a smuovere le folle oceaniche di casa in questi giorni nelle sale. «Solo lui può portare al cinema persone che altrimenti non ci andrebbero mai», osserva. Lo Showville ha assicurato 16-17 proiezioni in quattro sale su otto tutti i giorni dalle 10.30 in poi. «Abbiamo sempre registrato il tutto esaurito, tanto che se non ci fossero stati i limiti imposti dagli accordi con i distributori avremmo potuto proiettarlo in tutte le nostre sale». I gestori dei cinema sono anche i primi a registrare le sensazioni del pubblico.

«Le opinioni non sono state univoche, c’è chi ha storto un po’ il naso – dice Albano – perché si aspettava un film sulla scia di quelli precedenti. Credo che, a differenza di Quo Vado, visto una volta, la gente non tornerà nelle sale a rivederlo». Da qui qualche timore: «La mia paura è che al prossimo film non si ripeterà un boom del genere. Ma Luca Medici resta geniale, forse il connubio con Virzì non lo ha premiato, magari tornando a lavorare con Nunziante potrebbe di nuovo sorprendere». Intanto i cassieri si leccano i baffi. «Con gli incassi registrati in questi giorni potremmo chiudere e riaprire a marzo», chiude il direttore delle sale Showville con un simbolico applauso a Zalone.

Conta sul traino di Tolo Tolo il gestore del Multicinema Galleria di corso Italia, Francesco Santalucia. «Certi numeri sono un caso isolato, non fanno testo – commenta – ma quattro anni fa l’effetto Quo Vado andò avanti per settimane, e spero che lo stesso avvenga anche quest’anno. Il grande merito di Checco Zalone è allargare il pubblico, portare o riportare nelle sale chi non è abituato a frequentarle». Anche il «Galleria» è partito con le proiezioni allo scoccare della mezzanotte del 31 dicembre e fino all’Epifania ha proposto spettacoli dalle 16 fino a mezzanotte e mezza. «Per i baresi festeggiare l’arrivo del nuovo anno al cinema è stato particolare, ma l’esperimento è riuscito abbastanza. Se certe formule si possono replicare? Non lo so – risponde Santalucia – si tratta di fenomeni isolati, difficilmente emulabili».

Quattro anni fa Francesco Rafaschieri ha debuttato nella sua nuova avventura imprenditoriale, e sociale, proprio con un film di Zalone, Quo Vado. Un inizio fortunato. «Eravamo impreparati a gestire l’evento, l’assalto del pubblico, anche se poi tutto filò liscio – ricorda l’amministratore unico di Cine Sigma, la società che gestisce il Ciaky, multisala del quartiere San Paolo – questa volta invece il boom era in preventivo e l’organizzazione ha permesso di operare al meglio».Rafaschieri ha però scelto di non proiettare il film la notte di Capodanno. «Il nostro personale è fatto di giovanissimi e non aveva senso chiedere loro questo sacrificio. D’altra parte fin dal giorno dopo abbiamo registrato il pienone, con sei sale su nove dedicate a Tolo Tolo e 24 proiezioni quotidiane».

Il titolare del «Ciaky» non teme l’effetto boomerang per il futuri lavori di Luca Medici dovuto allo scarso gradimento del film. «Il primo giorno in effetti – ammette – i giudizi non sono stati entusiastici, ma quello era il pubblico più “tradizionale”, che forse si aspettava solo di ridere a crepapelle con le gag esilaranti tipiche di Zalone. Col passare dei giorni, però, l’apprezzamento è cresciuto. Io non ho ancora visto il film, ma c’è, mi dicono, qualche passaggio più spigoloso, che invita a riflettere e che magari non è gradito da chi si sapettava solo battute da cinepanettone».

Al di là del valore artistico del film, però, Francesco Rafaschieri riconosce a Luca Medici il grande merito di aver trascinato nelle sale «famiglie intere, giovani e anziani, padri e figli, zie e nipoti». «In molti hanno riscoperto il piacere unico di trascorrere un paio d’ore al cinema. Mi auguro che questo li invogli a tornare anche per assistere ad altri film».

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