Il latte vegetale? Non si chiamerà più latte



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Il Parlamento europeo ha approvato un rafforzamento della tutela per le denominazioni lattiero-casearie dopo aver autorizzato l’uso del termine hanburger anche per quelli sintetici

di Micaela Cappellini

(Adobe Stock)

Il Parlamento europeo ha approvato un rafforzamento della tutela per le denominazioni lattiero-casearie dopo aver autorizzato l’uso del termine hanburger anche per quelli sintetici

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Quel che non è riuscito ai produttori di carne, è riuscito a quelli di latte. Dopo aver definitivamente autorizzato l’uso del termine “hamburger” anche per quelli vegetali e sintetici, il Parlamento europeo ha cambiato rotta e in sessione plenaria ha invece approvato un rafforzamento della tutela almeno per le denominazioni lattiero-casearie.

Da tempo nell’Unione europea non è possibile usare la parola “latte” associata alle bevande vegetali, come per esempio quelle di soia. Il voto dell’Europarlamento però va oltre, come spiega Paolo Zanetti, neoeletto presidente di Assolatte: «Strasburgo non si limita a confermare le norme in vigore, che già vietano l’uso improprio dei nomi tipici del latte: come burro, formaggio, yogurt o la stessa parola “latte”. Con questo voto si è deciso che bisogna vietare anche le evocazioni e le imitazioni: per esempio, l’uso di espressioni come “bevanda tipo latte” o “succedaneo del latte”». In poche parole, il tofu non potrà più essere definito un “formaggio vegetale”, così come su una bevanda di soia o di riso non può esserci scritto “succedaneo del latte”. «Quelle decise dal Parlamento Ue – dice ancora Zanetti – sono integrazioni rilevanti, che consentiranno una tutela delle denominazioni lattiere simile a quella prevista per le Dop e le Igp».

Il mercato delle bevande di soia

Le bevande di soia sono apparse ormai diversi anni fa sul mercato come prodotto di nicchia, destinato a una fetta di consumi pari a poco più dell’1% del totale. In pochi anni, però, queste bevande sono cresciute rapidamente, fino a ritagliarsi in Europa una fetta di mercato del 14%. «Non credo che queste bevande siano responsabili del calo dei consumi di latte, poichè sono nate per accontentare chi non vuole o non può consumare latte – dice Zanetti -. La loro crescita però è anche la conseguenza della cattiva informazione e delle fake news che circolano sul latte. Peraltro, dopo alcuni anni di aumento delle vendite a due cifre, hanno davvero rallentato la corsa e oggi rappresentano meno del 10% dei consumi totali».

La tutela delle denominazioni lattiero-casearie